Senza queste ultime è molto difficile realizzare situazioni di benessere poicHè ognuno di noi è portatore di competenze fisiche o mentali utili ad aumentare il benessere degli altri.
Anticamente, superata la fase tribale della condivisione dei compiti ed entrati nella fase della divisione degli stessi in modo gerarchico, vi era chi lavorava e chi godeva dei frutti del lavoro altrui attraverso il sistema della schiavitù.
Un modo di acquisire il benessere basandolo sul malessere di altri.
Oggi, terminata (non da molto) l'epoca in cui la schiavitù veniva giustificata permane il razzismo (residuo della mentalità in base alla quale esistono razze degne di privilegi e, in ogni caso, superiori e razze inferiori, in ogni caso indegne di eguaglianza nei diritti). Il desiderio non conclamato ma presente è quello di godere di una situazione di benessere prescindente il punto di vista di chi quel benessere dovrebbe procurarcelo a basso costo (meglio se a costo zero).
In fondo questa mentalità è la stessa che permea anche la storia della lotta di classe e non occorre essere marxisti per capire che è stupida, prima ancora che indecente, la ricerca del mercato in cui si trova ancora qualcuno da far lavorare gratis.
La storia economica dimostra che il benessere viene raggiunto da tutti quando aumenta il benessere di ognuno. Tipica è la storia della giornata di otto ore quando in Inghilterra il neonato movimento sindacale pose la questione di razionalizzare le ore della giornata suddividendole in tre terzi. Un terzo per dormire, un terzo per lavorare bene ed un terzo da dedicare agli affetti ed allo studio, per migliorare la propria condizione lavorativa.
L'opposizione a questo concetto si rivelò per ciò che era, una sciocchezza, quando ci si rese conto che il miglioramento delle condizioni di lavoro e delle condizioni di istruzione diventava occasione di crescita per tutti sia sotto il profilo culturale e sociale, che ... sopresa, economico.
L'economia consumista debuttava nella società inglese ed in quelle società che, successivamente, ne capirono i vantaggi ma troppo tardi rispetto al sistema inglese che mantenne il suo primato assieme al suo ruolo di potenza per molto tempo ancora superato solo dalla nascente, e borghese, nazione americana.
La diffusione dello Stato sociale, così come il consolidamento dei ceti medi, ha portato il sistema occidentale a vincere ogni confronto con il mondo cosiddetto comunista. E' paradossale che la sconfitta di quel mondo ha riportato indietro l'orologio della storia portando alla quasi scomparsa, in numerosi Paesi, del ceto medio.
L'origine della grande crisi odierna sta lì, nella scomparsa dei ceti medi e nell'incapacità di numerosi soggetti di far fronte agli impegni finanziari. Così come sta nell'altra faccia della medaglia, ovvero nella finanziarizzione dell'economia che oltre a non tener conto che il denaro in quanto tale non significa ricchezza se non nasce dallo scambio, non tiene nemmeno conto che perchè vi sia scambio occorre che ci sia chi vende e chi compra. La scomparsa dei ceti medi ha significato anche questo, la scomparsa dello scambio.
In realtà queste cose riguardano maggiormente l'occidente che pure queste cose le aveva capite. Riguarda molto meno l'oriente, in particolare l'India e la Cina (ma non solo). In questi Paesi le classi medie stanno nascendo e si stanno consolidando pur in presenza di ancora grandi sacche di povertà. Benchè ancora limitati dai valori religiosi piuttosto che da quelli dello Stato Padrone, ciò non impedisce alle due principali nazioni asiatiche di far decollare economie basate sulla produzione (ecco una delle grandi differenze rispetto ad aree importanti dell'economia occidentale) e quindi sulla formazione di comunità colte, attive e intraprendenti. Perchè stupirsi della marea di prodotti "made in china" che invade il nostro mercato se qui si rinuncia a produrre? Perchè stupirsi se dopo aver allocato le nostre capacità produttive nei paesi asiatici questi alloca le loro capacità produttive qui in occidente, sostituendo (a prezzi inferiori) chi se n'è andato per produrre con salari inferiori ipotizzando però di vendere allo stesso prezzo di prima a chi... ha perso il lavoro e quindi, con esso, la capacità di acquistare?
C'è dell'incredibile nel fatto che si continui a non capirlo e a sperare che ci si possa appoggiare ad anacronistiche ipotesi protezionistiche. Anacronistiche anzitutto perchè non veniva combattuta la fuga delle imprese verso l'est in nome della libertà d'impresa. Anacronistiche poi perchè le regole, quando vengono inventate, valgono per tutti. Sia per chi va in oriente ad aprire nuove attività sia per chi viene in occidente, a vendere ciò che produce.


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